La parabola dei forti. Una visione del passaggio generazionale.

di Alessandro Guidi - Presidente di Micronix Network S.C.
Qualche tempo fa mi è capitato tra le mani un libretto leggero “L’impresa forte”, scritto da due docenti della Bocconi, Paolo Preti e Marina Puricelli ed era stata l'occasione di una riflessione su queste pagine.
Riparto da quello spunto.
Oggetto dell’analisi: la PMI italiana, questo strano mostro a molte teste capace di nascere e rinascere intorno alle crisi di Sistema.
La tesi degli autori si rivolge contro i sostenitori del “declino industriale” del nostro paese. Le tesi sono discutibili ma è nobile il tentativo di osservare modelli di imprese che guardano oltre i confini della generazione presente.
Sono partite schegge di idee su questa riflessioni dei forti.
Negli ultimi 20 anni di lavoro ho visto imprese, persone che hanno
lavorato con la voglia non di crescere. Alcune di queste aziende hanno
vissuto nelle crescita la miglior condizione esistenziale. Cosa di fa ,
dopo, quando si è cresciuti?
Dopo la crescita arriva la maturità e oggetto dell’attenzione diventa l’equilibrio del “sur place”.
Vi ricordate l'esercizio dell'adolescenza? Stare fermi sulla bici non era facile!
Pochi riescono a stare in equilibrio senza pedalare, sur place appunto.
Per questo si cresce. Si cresce per stare in equilibrio senza sforzo.
Sembra un paradosso ma è così.
Chi cresce senza sosta diventa forte. Solo apparentemente, forse perché non riesce a stare in equilibrio.
Le imprese che crescono, atterrite dalla apparente vacuità del sur
place, tendono ancora a crescere; nella PMI italiana, arrivano le
seconde generazioni, vissute nelle emozioni della crescita cominciano
ad assaporare il piacere dell’onnipotenza.
Piccole imprese crescono, diventano forti, e da quella prospettiva intravedono il simulacro della onnipotenza.
Da lì il declino.




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